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Martedì, 22 Agosto 2017

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Santa Maria Maddalena, facciata in stile romanico pisano.Santa Maria Maddalena, facciata in stile romanico pisano.

Tracce archeologiche del villaggio di Orria Pithinna non lontano dalla chiesa.Tracce archeologiche del villaggio di Orria Pithinna non lontano dalla chiesa.Frammenti di Maiolica Arcaica Pisana rinvenuti nell'area del villaggio.Frammenti di Maiolica Arcaica Pisana rinvenuti nell'area del villaggio.

Il villaggio medievale di Orria Pithinna, situato nei pressi della chiesa in stile romanico-pisano di Santa Maria Maddalena (intitolazione questa che compare a partire dal 1709) in territorio di Chiaramonti, compare citato nel condaghe di San Michele di Salvennor (XII secolo) dove viene riportata la notizia secondo la quale Gosantin de Thori si reca ad Orria Pithinna con il libero Pedro Flumen e la schiava della chiesa di Salvennor, Maria Pira, e lo priva della serva, promettendo inoltre i suoi eventuali figli al monastero di San Michele. Del 1205 è l'atto di donazione con cui la nobildonna Maria de Thori, legata alla famiglia giudicale da vincoli di parentela, dona al monastero di Camaldoli le chiese di Santa Maria e Santa Giusta di Orria Pithinna (oggi conosciuta come Santa Justa de sas abbas) con tutti i terreni, uomini e animali. Il villaggio e il monastero rimangono in vita per tutto il Duecento e per metà Trecento. Orria Pithinna appare citata nei registri delle decime ecclesiastiche per gli anni 1342, 1346 e 1347. Il 18 dicembre 1347, dopo essere stato confiscato ai Doria ribelli, è infeudato, insieme ai limitanei villaggi di Orria Manna e Martis, al nobile Ponç de Santapau. Tuttavia questa infeudazione non ha attuazione perché contemporaneamente il Governatore del Regno di Sardegna Riambau de Corbera aveva assegnato la curatoria d’Anglona a Giovanni d’Arborea. Probabilmente dopo questa infeudazione è compilato a fini fiscali un elenco (ultima attestazione della vita di Orria Pithinna) delle ville possedute dai Doria in Anglona, insieme ai tributi da loro dovuti: da quest’elenco risulta che nel villaggio pagavano 1 libbra di alfonsini minuti 40 uomini, contro i 140 di Nulvi, gli 80 di Orria Manna e i 150 di Ostiano de Monte. Da questo momento in poi del villaggio non si hanno più notizie e nel 1388 è dato come spopolato e distrutto. I resti del villaggio sono ben visibili nei terreni a nord della chiesa, dove le arature continue e sempre più profonde hanno riportato in luce le tegole e le pietre delle case e frammenti di ceramica (tra cui la Maiolica Arcaica Pisana, che costituisce l’indicatore cronologico principale per il Trecento), testimoni della vita e della storia del villaggio (leggi l'approfondimento QUAVAS in formato pdf ).

 

 

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