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Martedì, 27 Giugno 2017

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In questi giorni, a pochi metri dalla 131, In territorio di Siligo, nel sito di Mesumundu,  stanno terminando i lavori della V edizione della Scuola Estiva di Archeologia Medievale, organizzata dal Dipartimento di Storia, Scienze dell’Uomo e della Formazione dell’Università di Sassari e dal Comune di Siligo, sotto la direzione del  Prof. Marco Milanese, Direttore del Dipartimento organizzatore e Ordinario di Archeologia Medievale presso l’Università di Sassari.

Il progetto, realizzato dai due Enti in regime di concessione ministeriale di scavo è stato recepito con convinzione  ed è sostenuto dalla nuova Amministrazione di Siligo, guidata dal neo-Sindaco Mario Sassu.

Hanno partecipato alla campagna di scavo circa 50  fra studenti, laureati, dottorandi e dottori di ricerca in archeologia di 12 Università italiane e straniere (Sassari, Pisa, Napoli L’Orientale, Bologna, Barcellona, Madrid, Santiago, Aarhus, Sheffield, Leiden, Salonicco, Poznan).

Oltre al progetto didattico, la Scuola Estiva di Archeologia Medievale ha coinvolto i partecipanti,  coordinati dagli archeologi Dott. Maria Cherchi, Alessandra Deiana, Chiara Deriu, Gianluigi Marras, Matteo Pipia, Manuela Simbula, Alessandra Urgu, Martina Zipoli, Antonella Bonetto, in un intenso progetto di ricerca archeologica, dedicato alla lettura storico-archeologica dell’importante sito di Mesumundu.

“Le novità emerse dalla nuova campagna di scavo sono davvero rilevanti “– afferma il Direttore degli scavi di Mesumundu, Prof. Marco Milanese.

Nei pressi della piccola chiesetta in laterizi di epoca bizantina, oggetto di scavi archeologici dall’Ottocento, sono state individuate porzioni di terreno risparmiate dagli scavi del passato.  Al di sotto della quota di un piccolo cimitero bizantino con sepolture in semplici sarcofagi e cassoni litici, sono state identificate tracce insediative precedenti.  La fase bizantina (fine VI-inizi VII secolo) rimanda probabilmente ad un piccolo nucleo aristocratico rurale, che si ipotizza aver commissionato la costruzione della chiesetta e il cui stato sociale privilegiato è desumibile dai gioielli in oro – oggi al Museo Sanna di Sassari-  ritrovati negli anni Trenta e Sessanta del Novecento, in relazione alle tombe bizantine.

“Un dato nuovo che spicca tra i risultati della campagna di scavo è quello della individuazione di una nuova e finora sconosciuta fase insediativa tardo antica, collocabile tra l’abbandono delle terme romane e la costruzione della chiesa”, prosegue il Prof. Marco Milanese.

A questa nuova fase del sito di Mesumundu sembrano riferibili un pozzo, un lungo ambiente nei pressi della chiesa e i resti di uno sconosciuto edificio tardo-antico,  con due fasi pavimentali in cocciopesto, identificato in un’area limitrofa, ma non in immediata contiguità con la chiesa bizantina.    Potrebbe trattarsi dei resti di un modesto edificio paleocristiano, in relazione al quale sono state rinvenute numerose sepolture (alcune decine di individui), forse da riferire ad una piccola comunità rurale residente nella zona e che probabilmente coltivava terreni agricoli, che sono stati identificati in una delle aree di scavo.

Alcune delle sepolture ritrovate sono successive alla possibile fase paleocristiana e potrebbero collocarsi dopo il VII secolo, con una datazione che sarà precisata dalle analisi di laboratorio.

Le sepolture di questi aristocratici, scavate attorno alla chiesa bizantina negli anni Trenta e negli anni Sessanta del Novecento, restituirono gioielli in oro, attualmente conservati al Museo Sanna.

Le indagini antropologiche, realizzate in collaborazione con docenti degli Atenei di Sassari (Dipartimento di Scienze Biomediche) e di Pisa e ricercatori del Centro Studi Antropologici, Paleopatologici e Storici dei Popoli del Mediterraneo degli stessi Atenei, sono coordinate sul campo dalla Dott.ssa Anna Bini.

“Nel sito di Mesumundu  – in età imperiale romana-  esisteva non tanto in un vero e proprio abitato, ma ad un luogo di sosta attrezzato lungo la strada romana, che possiamo immaginare non molto diverso  dai moderni “motel”, dove i viaggiatori potevano sostare, riposarsi e – nel caso di Mesumundu- concedersi un momento di relax nel piccolo stabilimento termale.  Esso subì diverse fasi di ristrutturazione e fu probabilmente abbandonato– alla luce dei dati della nuova campagna di scavo- nella seconda metà del IV secolo d.C., quando i vani del complesso romano furono trasformati in discarica e l’intonaco iniziò a crollare dalle pareti laterizie, conclude il Direttore del Dipartimento, Prof. Marco Milanese”.

In età bizantina, alla fine del VI secolo d. C., le strutture romane e anche quelle (appena rinvenute) che gettano luce su una  sconosciuta fase insediativa di V – VI secolo, furono rase al suolo e i materiali da costruzione vennero riutilizzati per la costruzione di una piccola chiesa voluta dalla nuova aristocrazia bizantina, attorno all’epoca del papato di Gregorio Magno, che nelle sue lettere scritte nel 594 d.C. descriveva la difficile opera di cristianizzazione della campagne della Sardegna.

 

 

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